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VEGLIA DIOCESANA DI AVVENTO: AVOLA 1 DICEMBRE

“Voglio svegliare l’aurora” (Sal 107). 
È questo il tema della Veglia diocesana d’Avvento di quest’anno, a cura del servizio di Pastorale Giovanile della diocesi.
L’incontro di tutti i giovani della nostra Diocesi 
all'”alba” del nuovo anno liturgico, sarà arricchito dalla presenza di Suor Katia Roncalli, che li spronerà a essere “sentinelle” di un giorno nuovo nella Chiesa e nel mondo. Non restare a dormire, è ormai tempo di splendere!

Ti aspettiamo  ad Avola, presso la Chiesa Madre, sabato 1 dicembre 2018, ore 19,30

Veglia di Avvento giovani: FACELOOK


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Facelook – voglio vedere il tuo volto.

Mostrami Signore il Tuo volto.

È con questo atteggiamento di ricerca che i giovani della diocesi di Noto si sono dati appuntamento sabato 26 novembre in cattedrale a Noto per pregare insieme ed iniziare il tempo di avvento.

La  cattedrale era  buia illuminata soltanto da una luce soffusa blu che inondava la navata centrale e che dalle colonne  saliva verso il cielo come preghiera. Chi arrivava pian piano viveva questa dimensione di abbraccio che ti portava verso una luce centrale sull’altare che illuminava in un gioco di specchi e candele due occhi profondi disegnati sul volto di Cristo.

Il percorso iniziava davanti alla porta della cattedrale dove ognuno si vedeva in modo  deforme, imperfetto davanti ad uno specchio opaco e poi raggiungeva il suo posto avvicinandosi verso il centro, verso quel volto che ognuno di noi cerca per potersi vedere e specchiare come in uno specchio e vedere finalmente se stesso, così come è senza alcuna maschera.

Il tuo volto Signore io cerco.

La veglia inizia su Facebook con un monologo triste di una giovane ragazza:  Diletta,   che  cerca il senso della sua vita.

Monologo che diventa dialogo quando Diletta accetta l’amicizia di Teo.

E’ Teo che la cerca, che l’ascolta che fa nascere in lei il desiderio di vederlo, di scorgere il suo volto di incontrare i suoi occhi.

È li che il dialogo virtuale diventa reale e  prende forma. Il Signore:  Teo le rivela il senso del vivere.

Ecco che a questo punto si inserisce la catechesi di Don Luca Saraceno, che incomincia a declinare tutti i verbi inglesi che può contenere la parola FACE. Lui ci dice:

“La parola inglese face, prima parte della parola ben più nota facebook, ha molteplici significati. Tra tutti due: volto, faccia, viso, ma insieme apparenza, maschera. Faccia e facciata insieme. Mi viene subito in mente la celebre frase del nostro conterraneo Pirandello: «Imparerai a tue spese che lungo il tuo cammino incontrerai ogni giorno milioni di maschere e pochissimi volti». Noi dobbiamo decidere se essere una faccia o una facciata! E per essere una facciata non serve che diventiamo ipocriti: basta solo voler vedere senza voler essere mai visti. Per essere una facciata basta solo nascondere la faccia. Se si vuole apparire diversi da come si è basta nascondersi!

Nook in inglese significa cantuccio, angolino: ecco noi non vogliamo avere ed essere un FACENOOK, avere ed essere cioè un volto rinchiuso in cantuccio o nascosto in un angolino, magari sotto terra.

FACEKOOK. La faccia dice dell’eccentricità, originalità (kook), parla del nostro essere esposti, proiettati verso l’altro da noi, verso ciò che ci sta davanti. Andare a viso scoperto, senza nascondimento! Ma il volto dice anche vulnerabilità. È il luogo più spirituale di noi, spazio di esposizione diretta e dunque anche di consegna, di nudità, di vulnerabilità. «Si può dire che il volto non è visto. Esso è ciò che non può diventare un contenuto afferrabile dal pensiero; è l’incontenibile, ti conduce al di là. Il volto è responsabilità per Altri: il volto dell’Altro entra nel nostro mondo; esso è una visitazione; è responsabilità: esso mi guarda e mi riguarda… si sottrae al possesso; Il volto dell’Altro mi coinvolge, mi pone in questione, mi rende immediatamente responsabile» (Emmanuel Levinas). Il volto è dunque anche mistero inafferrabile. È una domanda, mi coinvolge. Diventa responsabilità per me, un compito. Il volto dell’altro attende da me una risposta.

  • FACEBOOK: “il volto come un libro”. Gesù è un volto da leggere. E per far questo dobbiamo essere liberi come lui (libro in latino è reso con liber, che significa anche libero). Il volto di Gesù è così un volto disinvolto. Per questo occorre tempo, pazienza. Dimorare, restare, abitare, rimanere, essere con lui. Seguirlo. Perdere tempo. Essere come un libro aperto. «Il nostro volto è un libro in cui molti possono leggere, ma di cui solo Dio conosce il titolo» (Malcolm de Chazal).
  • Il volto di Gesù è un volto che si fa prendere, toccare. È un volto da toccare. FACETOOK (took, participio del verbo to take, preso). Gesù vive relazioni reali non virtuali: incontri da contatto.
  • Il volto di Gesù è un volto da ascoltare. FACEHOOK (hook significa uncino, gancio). L’ascolto è come un gancio che arpiona le parole e non le lascia andare via. Gesù ascolta e chiede di essere ascoltato volentieri.
  • Il volto di Gesù è un volto da gustare, da mangiare. E quindi da condividere. FACECOOK (to cook è verbo che traduce il verbo “cucinare”). «Chi mangia di me vivrà per me» (Gv 6,57).
  • Il volto di Gesù è un volto che si fa vedere: nei poveri, negli ultimi, nei sofferenti. FACELOOK. Look è insieme lo sguardo, l’occhiata e l’aspetto, lo stile e la bellezza.

Rifacciamoci il look, lo stile, rifacciamoci belli specchiandoci sul volto di Gesù.

Da Facebook a Facelook il passo non è breve. Occorre un tempo necessario,-   continua don Luca -questo tempo d’Avvento che si apre, un tempo spirituale, un tempo di grazia!

Il  volto di Dio sono in realtà i volti di Dio. Siamo noi quel volti. O, almeno, desideriamo noi esserlo.

Il volto di Gesù è credibile e affidabile per noi che siamo in cerca di un volto che ci guardi, che ci veda con amore prima ancora che noi possiamo contemplarlo. «Tenete fisso lo sguardo su Gesù, origine e compimento della nostra fede» (Eb 12,2).: il volto di Gesù, un volto da guardare, da ascoltare, da toccare, da mangiare. Non dobbiamo contemplare un idolo ma accogliere l’immagine, l’icona, il volto che Dio ci dona in Gesù Cristo, il volto che narra Dio. Sarà proprio questa la splendida verità che ci sarà svelata e che ascolteremo il giorno di Natale, a conclusione del tempo di Avvento, contenuta nello splendido e immenso prologo del Vangelo di Giovanni: «Dio nessuno lo ha mai visto: Lui, Gesù, il suo volto lo ha raccontato!» (Gv 1,18).

Il volto di Gesù racconta e mostra il vero volto del Padre e racconta a noi, mostrandolo, il vero volto dell’uomo”.

Con queste parole così profonde e intense il volto di Gesù viene svelato  e lo  contempliamo   nell’Eucaristia. Ognuno di noi ha incrociato lo sguardo del Signore e l’ha visto face to face.

In  questo clima di silenzio orante ognuno ha gustato l’essere cuore a cuore con il Signore.

Dopo la benedizione e il saluto del nostro Vescovo ogni giovane ha ricevuto in dono una  croce raffigurante  da una parte il volto  e dall’altra uno specchio.

Il tuo volto Signore  abbiamo cercato per trovare il nostro volto e quello degli altri.

Nicoletta Di Maria

NOTO: VEGLIA DI AVVENTO PER I GIOVANI. 26 Nov ore 19,30, Basilica Cattedrale

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Locandina della Veglia di Avvento dei giovani di Noto

  In continuità e arricchiti dalla proposta di quest’anno pastorale appena trascorso ripartiamo con gioia dopo “Blessed”: “beati i misericordiosi perché troveranno misericordia”, è stato l’evento che ci ha preparato all’incontro mondiale della Gioventù a Cracovia. Da qui è partito il nostro cammino del Giubileo della Misericordia che abbiamo sperimentato e vissuto nella nostra Pastorale a carattere diocesano, vicariale e parrocchiale. Anche quest’anno in sintonia con il tema dell’anno pastorale 2016/2017 che propone la diocesi per “una chiesa in uscita”, così come recita il sussidio unitario: “i nostri giovani devono farsi promotori della gioia del Vangelo e diffondere la bellezza dell’amore familiare, preoccuparsi della città, aprirsi al mondo sono tutte attenzioni che offriranno indirettamente e direttamente sostegno alla loro ricerca di senso e di futuro. I cammini di fede e di carità quindi aiuteranno i giovani a trovare la sorgente di una speranza viva; l’impegno del cammino unitario farà sentire loro che la Chiesa è madre, che li vuole particolarmente bene e vuole dare loro il bene più grande che è il Vangelo, con la concretezza della sua incarnazione nella storia di tutti e dei poveri in particolare. In questo contesto ampio della pastorale diocesana il Servizio di Pastorale Giovanile della Diocesi di Noto propone anche quest’anno ai gruppi giovanili parrocchiali, ai movimenti, alle associazioni e a tutti i giovani del nostro territorio un momento significativo di preghiera. Il primo sabato di Avvento, il 26 novembre 2016,  nella Basilica Cattedrale di Noto alle ore 19,30, ci incontreremo per la tradizionale Veglia di preghiera.

Il tema di quest’anno è:  FACELOOK , “Mostraci il tuo volto e saremo salvi” ( salmo 79). Terrà per noi una breve catechesi don Luca Saraceno,  grazie al suo intervento cercheremo, tutti insieme, di scorgere il Volto di Gesù per rispecchiarci in Lui, affinché si sveli pian piano a noi in questo tempo propizio dell’Avvento che inizierà proprio sabato 26 novembre 2016. “Viviamo in un tempo in cui i giovani – afferma don Rosario Sultana, direttore dell’ufficio dei giovani della diocesi netina – sono sempre più emarginati, soli e senza futuro, come dice anche l’Istat nell’ultimo rapporto sui giovani visti dalla ricerca come: poco occupati, poco coinvolti, infatti, sei su 10 vivono con i genitori, il 42% sogna un futuro all’estero. I giovani di oggi guardano il domani senza una reale capacità di coinvolgimento nella costruzione del loro futuro, ecco perché stiamo tentando, come pastorale giovanile della Diocesi di Noto di indicare nel volto di Gesù, l’uomo perfetto, la vera risposta alla domanda che i giovani si pongono nel loro bisogno di senso, nel desiderio di capire la direzione da intraprendere, alla ricerca della loro vera identità. La veglia dei Giovani in Avvento vuole essere un’occasione, un momento di preghiera per sollecitare nei giovani alcune risposte alle loro domande di futuro e di senso della vita; per questo siamo certi che rispecchiarsi nel volto di Cristo, attraverso un momento di preghiera e di riflessione, può aiutare i giovani ad uscire dall’isolamento e renderli capaci di sognare un futuro possibile e praticabile”. 

“L’Avvento è un tempo  di attesa – dice don Rosario – che ci prepara al grande mistero del Natale. In attesa del Natale e a partire dalla Veglia diocesana cercheremo di contemplare il volto di Gesù nel volto di Maria nostra Madre e nel volto di ogni giovane che la divina provvidenza ci farà incontrare”. Giubileo dei giovani Vi aspettiamo con gioia per vivere insieme questo momento di preghiera, d’incontro e di festa.

I responsabili della Pastorale Giovanile Diocesana intervistati a Radio Maria da Massimiliano Casto. L’intervista integrale a don Rosario Sultana

img_0008.jpgDon Rosario Lei è direttore della pastorale giovanile da pochi mesi ma è sempre stato attento ai ragazzi e conoscitore del “pianeta giovani”. Può indicare i tratti della sua lettura del mondo giovanile, per coglierne le sfide più urgenti?

Credo che da una lettura del mondo giovanile possiamo raccogliere una sfida e un’opportunità pastorale nella corretta gestione del tempo libero inteso come luogo «nuovo» dell’identità della persona, in alternanza ai quei luoghi ormai logori (scuola, lavoro, famiglia, chiesa, politica), e come «contenitore» disponibile, per la crescita individuale e sociale delle nuove generazioni. Il tempo libero come dimensione poco conosciuta della nuova esperienza vitale del tempo in generale, che sembra caratterizzare il vissuto delle nuove generazioni giovanili. Esistono alcune ipotesi sociologiche, concernenti il tempo libero:

Il tempo libero come tempo debole,  residuo, marginale; da definire in rapporto al tempo forte che è quello dedicato all’attività produttiva.  

Il tempo libero, proprio perché tempo debole, residuo e marginale, molto spesso viene inteso come non funzionale alla crescita della persona, alla costruzione d’identità individuale e collettiva, al benessere della comunità; infatti secondo un pensiero dilagante è solo il luogo del relax, consumo, disimpegno, cioè di attività funzionali al recupero delle energie da spendere nel tempo forte. Credo piuttosto che il tempo libero sia il luogo «nuovo» dell’identità e della formazione del carattere, della personalità, in alternanza ai luoghi ormai logori. Dunque ritengo che una delle sfide più urgenti stia in una nuova valorizzazione del tempo libero come quel «contenitore» disponibile, per la crescita individuale e sociale dei giovani. E perciò non più come tempo debole, residuo, marginale. Il tempo libero come risorsa effettiva. A questo proposito sembra si possa dire che Musica, cinema e sport occupano la parte più consistente del tempo libero dei giovani, ed è proprio in questi luoghi del tempo libero che deve innervarsi l’azione pastorale della chiesa a favore dei giovani. Dunque una delle sfide più urgenti sia la valorizzazione del tempo libero.

Il primo appuntamento nella Sua nuova veste di direttore dell’Ufficio Pastorale Giovanile è stata l’organizzazione della Veglia di Avvento con l’organizzazione delle confessioni itineranti dei giovani. Una bella iniziativa che ha avuto un grande riscontro e a cui anche la Cei è stata interessata. Ce ne vuole parlare?

Stiamo celebrando l’anno Giubilare della misericordia voluto da Papa Francesco, il quale ci chiede ogni giorno di far toccare, sperimentare a tutti la tenerezza di Dio con l’esercizio della misericordia. Da qui l’idea di realizzare una veglia diocesana itinerante dove sacerdoti, provenienti da diversi vicariati della diocesi, hanno offerto ai nostri giovani l’opportunità di celebrare il sacramento della riconciliazione durante la veglia itinerante. E’ stato un percorso spirituale tutto itinerante, dalla cattedrale di Noto fino a raggiungere la piazza del SS. Crocifisso da dove vi si affaccia il carcere, luogo nel quale i giovani hanno potuto ascoltato la testimonianza di conversione di un detenuto. I giovani durante la veglia, hanno ascoltato la storia esemplare di Santa Maria Goretti, la giovane martire della purezza, attraverso il racconto drammatizzato di un giovane attore che interpretava il suo assassino Alessandro Serenelli, che poi scontò la sua pena per ben trent’anni nel carcere di Noto, dove si compii il suo pentimento e la sua conversione. Durante la veglia i giovani sono stati invitati ad aprire la porta del loro cuore sperimentando durante il percorso della veglia itinerante la gioia del perdono mediante la confessione sacramentale.

La Confessione sacramentale ha un valore pedagogico. Se è vero che è sempre necessario salvaguardare l’oggettività degli effetti del Sacramento e la sua corretta celebrazione secondo le norme del Rito della Penitenza, non è fuori luogo riflettere su quanto esso possa educare la fede, sia del ministro, sia del penitente e dunque del giovane. La fedele e generosa disponibilità dei sacerdoti all’ascolto delle confessioni, sull’esempio dei grandi Santi della storia, da san Giovanni Maria Vianney a san Giovanni Bosco, da san Josemaría Escrivá a san Pio da Pietrelcina, indica a tutti noi come la confessione e non solo il confessionale possa diventare un reale “luogo” di santificazione.

 Attraverso le confessioni fuori dal confessionale e dalla fila dei penitenti in attesa abbiamo voluto offrire ai giovani la possibilità di un contatto più diretto tra persone, creando un contesto di una relazione più umana e amicale tra sacerdote e giovane, credo che ai giovani piaccia sperimentare la vicinanza e la misericordia di un Dio fatto persona, un Dio che tende la mano, che ci accarezza per offrire la tenerezza della misericordia.

Don Rosario, quale immagine di giovane cristiano ha in mente come obiettivo finale della pastorale giovanile? 

Con don Bosco potrei dire che l’obbiettivo ultimo della pastorale giovanile è quello di formare un buon cristiano e un onesto cittadino. Basta! Basta con la schizzofrenia della vita: in chiesa sono religioso mentre nella società e nel mondo vivo come se Dio non esistesse. Il Concilio Vaticano II ci ha ricordato che “chi segue Gesù, l’uomo perfetto, diventa lui pure più umo”. Essere credenti significa essere pienamente umani, direi principalmente umani, cioè adulti, capaci di responsabilità, capaci di amare fino al dono della propria vita. In altre parole, il giovane cristiano è colui che,  assumendo una delle indicazioni più felici de «Il rinnovamento della catechesi», vive sapendo integrare la sua fede e la sua vita-  Il confronto con Gesù costringe ad accogliere certe cose con gioia e a rifiutarne altre con lo stesso entusiasmo. Tutto questo non è «rinunciare», ma portare a pienezza la propria umanità. L’obbiettivo  finale della pastorale giovanile, secondo me, non è fornito da indicazioni teoriche e nemmeno da un manuale di buoni consigli. È piuttosto una persona, Gesù di Nazareth e il suo progetto di esistenza; non viene prima di tutto la conoscenza, ma l’innamoramento. Penso ancora a Don Bosco, per dire le cose da un concreto vissuto. Don Bosco diceva, con grande coraggio e con forza innovativa rispetto al suo tempo: basta che siate giovani e io vi voglio bene. Il criterio che permetteva a Don Bosco di guardare la realtà e di decidere da che parte stare e come intervenire, era l’amore che portava ai giovani, sapeva stare con loro. Essi erano il suo tesoro, il luogo in cui si posava il suo cuore.

Questo è il giovane cristiano per la cui maturazione impegniamo tutte le nostre risorse: un giovane capace di vedere la realtà, di giudicarla, di intervenire per trasformarla. Mi rendo conto che questo forse è un sogno. Ma se non abbiamo sogni di alto profilo, non riusciremo mai a fare gli educatori e, men che meno, gli educatori cristiani, impegnati nella pastorale giovanile. L’educatore dei giovani deve saper STARE con loro.

 

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