• slide2

  • slide1

Posts Taggati ‘Radio’

A Radio Maria don Rosario Sultana parlerà su: “La Chiesa e i giovani a partire dal Sinodo”

 

Questa sera dalle ore 22.45 alle 23.50 in diretta nazionale su Radio Maria andrà in onda il programma “Attualità Ecclesiali” curato e condotto dal dott. Massimiliano Casto. Il tema della serata sarà: “La Chiesa e i giovani, gli scout e il mondo dell’Agesci”. Gli ospiti della puntata saranno: Barbara Battilana e Matteo Spano’ presidenti nazionali Agesci. In studio Don Rosario Sultana direttore della pastorale giovanile della diocesi di Noto. Poi ci sarà Maria Chiara Adamo, capo scout del gruppo scout Modica 2 (RG) e incaricata alla pastorale giovanile. Fania Maurano e Peppino Tiralongo Capi Scout del gruppo Avola 5 e Nuccia Romano responsabile della Zona Netina (SR).

Vi aspettiamo su Radio Maria.

Radio Maria arriva a Noto aprendo la nuova sede territoriale per la Sicilia sud orientale

Don Rosario Sultana e i collaboratori di Radio Maria

Radio Maria – la nota radio cattolica intitolata alla Madonna – approda a Noto, in provincia di Siracusa, quale prima sede territoriale della Sicilia Orientale: ciò si è realizzato grazie all’impegno di tanti volontari, ma soprattutto di Don Rosario Sultana – direttore della pastorale giovanile della diocesi di Noto – e di Massimiliano Casto, collaboratore oltre che di Radio Maria, di Avvenire, Tele Padre Pio e tante altre testate nazionali. Noto, sede novella, è una delle ventitre sedi presenti in tutta Italia, comprese le due sedi generali di Erba (CO) e Casciago (VA).L’avventura di Radio Maria ha avuto inizio nel gennaio del 1987, allorché si costituì l’Associazione Radio Maria, che rilevava l’omonima radio di dimensione parrocchiale. Da allora la crescita è stata vertiginosa: attualmente è diffusa nei cinque continenti e in 76 Paesi nel mondo. In Italia l’organizzazione ha seguito non solo l’utilizzo delle più moderne tecnologie atte alla diffusione radiofonica, ma si è fatta anche più capillare con il moltiplicarsi degli Studi Mobili che permettono la trasmissione delle messe dalle diocesi italiane. In questo senso le sedi di Radio Maria sono impegnate, e lo saranno sempre di più, a favorire l’adesione di nuovi volontari, che si dedicano alle attività di diffusione dell’emittente nazionale. L’apertura della nuova sede territoriale “Noto” di Radio Maria, la seconda in Sicilia dopo quella di Palermo, ha trovato ospitalità nel Parrocchia del Carmine, nel centro storico di Noto ed è stata già accolta con vistoso entusiasmo. Malgrado l’improvvisa pioggia di sabato pomeriggio (7 maggio 2016), alla cerimonia di inaugurazione della nuova sede ha preso parte tantissima gente, soprattutto affezionati ascoltatori. Il taglio del nastro è spettato a Monsignor Staglianò Vescovo di Noto che ha benedetto i locali, non mancando di augurare a tutti un buon lavoro. Mons. Staglianò durante l’inaugurazione della sede, è stato affiancato dal dott. Andrea Rottini, responsabile nazionale delle sedi territoriali e dei volontari di Radio Maria, da Don Rosario Sultana, Don Peppe Di Stefano e dal responsabile della sede territoriale “Noto” Massimiliano Casto. La scelta della sede territoriale di Radio Maria a Noto è stata caldamente voluta dal direttore della Radio – il famoso Padre Livio – in ragione della presenza del netino Massimiliano Casto in quanto conduttore di ben 2 programmi radiofonici, “Fisco e Famiglia”, che va in onda il giovedì già da oltre due anni ed “Attualità Ecclesiali”, in onda il sabato sera. La sede territoriale, oltre che punto di riferimento dello Studio Mobile delle diocesi di Noto, Siracusa e Ragusa per i collegamenti di preghiera dalle parrocchie delle tre diocesi, sarà luogo d’incontro per gli ascoltatori, sostenitori ed amici, luogo in cui reperire informazioni e materiale, programmi, palinsesto e locandine di Radio Maria. Sarà anche punto d’incontro per volontari e formichine della zona, che potranno ritirare il materiale promozionale da distribuire nel loro quartiere o paese e luogo per riunioni tra responsabili e volontari.  Don Rosario Sultana

I responsabili della Pastorale Giovanile Diocesana intervistati a Radio Maria da Massimiliano Casto. L’intervista integrale a don Rosario Sultana

img_0008.jpgDon Rosario Lei è direttore della pastorale giovanile da pochi mesi ma è sempre stato attento ai ragazzi e conoscitore del “pianeta giovani”. Può indicare i tratti della sua lettura del mondo giovanile, per coglierne le sfide più urgenti?

Credo che da una lettura del mondo giovanile possiamo raccogliere una sfida e un’opportunità pastorale nella corretta gestione del tempo libero inteso come luogo «nuovo» dell’identità della persona, in alternanza ai quei luoghi ormai logori (scuola, lavoro, famiglia, chiesa, politica), e come «contenitore» disponibile, per la crescita individuale e sociale delle nuove generazioni. Il tempo libero come dimensione poco conosciuta della nuova esperienza vitale del tempo in generale, che sembra caratterizzare il vissuto delle nuove generazioni giovanili. Esistono alcune ipotesi sociologiche, concernenti il tempo libero:

Il tempo libero come tempo debole,  residuo, marginale; da definire in rapporto al tempo forte che è quello dedicato all’attività produttiva.  

Il tempo libero, proprio perché tempo debole, residuo e marginale, molto spesso viene inteso come non funzionale alla crescita della persona, alla costruzione d’identità individuale e collettiva, al benessere della comunità; infatti secondo un pensiero dilagante è solo il luogo del relax, consumo, disimpegno, cioè di attività funzionali al recupero delle energie da spendere nel tempo forte. Credo piuttosto che il tempo libero sia il luogo «nuovo» dell’identità e della formazione del carattere, della personalità, in alternanza ai luoghi ormai logori. Dunque ritengo che una delle sfide più urgenti stia in una nuova valorizzazione del tempo libero come quel «contenitore» disponibile, per la crescita individuale e sociale dei giovani. E perciò non più come tempo debole, residuo, marginale. Il tempo libero come risorsa effettiva. A questo proposito sembra si possa dire che Musica, cinema e sport occupano la parte più consistente del tempo libero dei giovani, ed è proprio in questi luoghi del tempo libero che deve innervarsi l’azione pastorale della chiesa a favore dei giovani. Dunque una delle sfide più urgenti sia la valorizzazione del tempo libero.

Il primo appuntamento nella Sua nuova veste di direttore dell’Ufficio Pastorale Giovanile è stata l’organizzazione della Veglia di Avvento con l’organizzazione delle confessioni itineranti dei giovani. Una bella iniziativa che ha avuto un grande riscontro e a cui anche la Cei è stata interessata. Ce ne vuole parlare?

Stiamo celebrando l’anno Giubilare della misericordia voluto da Papa Francesco, il quale ci chiede ogni giorno di far toccare, sperimentare a tutti la tenerezza di Dio con l’esercizio della misericordia. Da qui l’idea di realizzare una veglia diocesana itinerante dove sacerdoti, provenienti da diversi vicariati della diocesi, hanno offerto ai nostri giovani l’opportunità di celebrare il sacramento della riconciliazione durante la veglia itinerante. E’ stato un percorso spirituale tutto itinerante, dalla cattedrale di Noto fino a raggiungere la piazza del SS. Crocifisso da dove vi si affaccia il carcere, luogo nel quale i giovani hanno potuto ascoltato la testimonianza di conversione di un detenuto. I giovani durante la veglia, hanno ascoltato la storia esemplare di Santa Maria Goretti, la giovane martire della purezza, attraverso il racconto drammatizzato di un giovane attore che interpretava il suo assassino Alessandro Serenelli, che poi scontò la sua pena per ben trent’anni nel carcere di Noto, dove si compii il suo pentimento e la sua conversione. Durante la veglia i giovani sono stati invitati ad aprire la porta del loro cuore sperimentando durante il percorso della veglia itinerante la gioia del perdono mediante la confessione sacramentale.

La Confessione sacramentale ha un valore pedagogico. Se è vero che è sempre necessario salvaguardare l’oggettività degli effetti del Sacramento e la sua corretta celebrazione secondo le norme del Rito della Penitenza, non è fuori luogo riflettere su quanto esso possa educare la fede, sia del ministro, sia del penitente e dunque del giovane. La fedele e generosa disponibilità dei sacerdoti all’ascolto delle confessioni, sull’esempio dei grandi Santi della storia, da san Giovanni Maria Vianney a san Giovanni Bosco, da san Josemaría Escrivá a san Pio da Pietrelcina, indica a tutti noi come la confessione e non solo il confessionale possa diventare un reale “luogo” di santificazione.

 Attraverso le confessioni fuori dal confessionale e dalla fila dei penitenti in attesa abbiamo voluto offrire ai giovani la possibilità di un contatto più diretto tra persone, creando un contesto di una relazione più umana e amicale tra sacerdote e giovane, credo che ai giovani piaccia sperimentare la vicinanza e la misericordia di un Dio fatto persona, un Dio che tende la mano, che ci accarezza per offrire la tenerezza della misericordia.

Don Rosario, quale immagine di giovane cristiano ha in mente come obiettivo finale della pastorale giovanile? 

Con don Bosco potrei dire che l’obbiettivo ultimo della pastorale giovanile è quello di formare un buon cristiano e un onesto cittadino. Basta! Basta con la schizzofrenia della vita: in chiesa sono religioso mentre nella società e nel mondo vivo come se Dio non esistesse. Il Concilio Vaticano II ci ha ricordato che “chi segue Gesù, l’uomo perfetto, diventa lui pure più umo”. Essere credenti significa essere pienamente umani, direi principalmente umani, cioè adulti, capaci di responsabilità, capaci di amare fino al dono della propria vita. In altre parole, il giovane cristiano è colui che,  assumendo una delle indicazioni più felici de «Il rinnovamento della catechesi», vive sapendo integrare la sua fede e la sua vita-  Il confronto con Gesù costringe ad accogliere certe cose con gioia e a rifiutarne altre con lo stesso entusiasmo. Tutto questo non è «rinunciare», ma portare a pienezza la propria umanità. L’obbiettivo  finale della pastorale giovanile, secondo me, non è fornito da indicazioni teoriche e nemmeno da un manuale di buoni consigli. È piuttosto una persona, Gesù di Nazareth e il suo progetto di esistenza; non viene prima di tutto la conoscenza, ma l’innamoramento. Penso ancora a Don Bosco, per dire le cose da un concreto vissuto. Don Bosco diceva, con grande coraggio e con forza innovativa rispetto al suo tempo: basta che siate giovani e io vi voglio bene. Il criterio che permetteva a Don Bosco di guardare la realtà e di decidere da che parte stare e come intervenire, era l’amore che portava ai giovani, sapeva stare con loro. Essi erano il suo tesoro, il luogo in cui si posava il suo cuore.

Questo è il giovane cristiano per la cui maturazione impegniamo tutte le nostre risorse: un giovane capace di vedere la realtà, di giudicarla, di intervenire per trasformarla. Mi rendo conto che questo forse è un sogno. Ma se non abbiamo sogni di alto profilo, non riusciremo mai a fare gli educatori e, men che meno, gli educatori cristiani, impegnati nella pastorale giovanile. L’educatore dei giovani deve saper STARE con loro.

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi