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Veglia di Avvento giovani: FACELOOK


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Facelook – voglio vedere il tuo volto.

Mostrami Signore il Tuo volto.

È con questo atteggiamento di ricerca che i giovani della diocesi di Noto si sono dati appuntamento sabato 26 novembre in cattedrale a Noto per pregare insieme ed iniziare il tempo di avvento.

La  cattedrale era  buia illuminata soltanto da una luce soffusa blu che inondava la navata centrale e che dalle colonne  saliva verso il cielo come preghiera. Chi arrivava pian piano viveva questa dimensione di abbraccio che ti portava verso una luce centrale sull’altare che illuminava in un gioco di specchi e candele due occhi profondi disegnati sul volto di Cristo.

Il percorso iniziava davanti alla porta della cattedrale dove ognuno si vedeva in modo  deforme, imperfetto davanti ad uno specchio opaco e poi raggiungeva il suo posto avvicinandosi verso il centro, verso quel volto che ognuno di noi cerca per potersi vedere e specchiare come in uno specchio e vedere finalmente se stesso, così come è senza alcuna maschera.

Il tuo volto Signore io cerco.

La veglia inizia su Facebook con un monologo triste di una giovane ragazza:  Diletta,   che  cerca il senso della sua vita.

Monologo che diventa dialogo quando Diletta accetta l’amicizia di Teo.

E’ Teo che la cerca, che l’ascolta che fa nascere in lei il desiderio di vederlo, di scorgere il suo volto di incontrare i suoi occhi.

È li che il dialogo virtuale diventa reale e  prende forma. Il Signore:  Teo le rivela il senso del vivere.

Ecco che a questo punto si inserisce la catechesi di Don Luca Saraceno, che incomincia a declinare tutti i verbi inglesi che può contenere la parola FACE. Lui ci dice:

“La parola inglese face, prima parte della parola ben più nota facebook, ha molteplici significati. Tra tutti due: volto, faccia, viso, ma insieme apparenza, maschera. Faccia e facciata insieme. Mi viene subito in mente la celebre frase del nostro conterraneo Pirandello: «Imparerai a tue spese che lungo il tuo cammino incontrerai ogni giorno milioni di maschere e pochissimi volti». Noi dobbiamo decidere se essere una faccia o una facciata! E per essere una facciata non serve che diventiamo ipocriti: basta solo voler vedere senza voler essere mai visti. Per essere una facciata basta solo nascondere la faccia. Se si vuole apparire diversi da come si è basta nascondersi!

Nook in inglese significa cantuccio, angolino: ecco noi non vogliamo avere ed essere un FACENOOK, avere ed essere cioè un volto rinchiuso in cantuccio o nascosto in un angolino, magari sotto terra.

FACEKOOK. La faccia dice dell’eccentricità, originalità (kook), parla del nostro essere esposti, proiettati verso l’altro da noi, verso ciò che ci sta davanti. Andare a viso scoperto, senza nascondimento! Ma il volto dice anche vulnerabilità. È il luogo più spirituale di noi, spazio di esposizione diretta e dunque anche di consegna, di nudità, di vulnerabilità. «Si può dire che il volto non è visto. Esso è ciò che non può diventare un contenuto afferrabile dal pensiero; è l’incontenibile, ti conduce al di là. Il volto è responsabilità per Altri: il volto dell’Altro entra nel nostro mondo; esso è una visitazione; è responsabilità: esso mi guarda e mi riguarda… si sottrae al possesso; Il volto dell’Altro mi coinvolge, mi pone in questione, mi rende immediatamente responsabile» (Emmanuel Levinas). Il volto è dunque anche mistero inafferrabile. È una domanda, mi coinvolge. Diventa responsabilità per me, un compito. Il volto dell’altro attende da me una risposta.

  • FACEBOOK: “il volto come un libro”. Gesù è un volto da leggere. E per far questo dobbiamo essere liberi come lui (libro in latino è reso con liber, che significa anche libero). Il volto di Gesù è così un volto disinvolto. Per questo occorre tempo, pazienza. Dimorare, restare, abitare, rimanere, essere con lui. Seguirlo. Perdere tempo. Essere come un libro aperto. «Il nostro volto è un libro in cui molti possono leggere, ma di cui solo Dio conosce il titolo» (Malcolm de Chazal).
  • Il volto di Gesù è un volto che si fa prendere, toccare. È un volto da toccare. FACETOOK (took, participio del verbo to take, preso). Gesù vive relazioni reali non virtuali: incontri da contatto.
  • Il volto di Gesù è un volto da ascoltare. FACEHOOK (hook significa uncino, gancio). L’ascolto è come un gancio che arpiona le parole e non le lascia andare via. Gesù ascolta e chiede di essere ascoltato volentieri.
  • Il volto di Gesù è un volto da gustare, da mangiare. E quindi da condividere. FACECOOK (to cook è verbo che traduce il verbo “cucinare”). «Chi mangia di me vivrà per me» (Gv 6,57).
  • Il volto di Gesù è un volto che si fa vedere: nei poveri, negli ultimi, nei sofferenti. FACELOOK. Look è insieme lo sguardo, l’occhiata e l’aspetto, lo stile e la bellezza.

Rifacciamoci il look, lo stile, rifacciamoci belli specchiandoci sul volto di Gesù.

Da Facebook a Facelook il passo non è breve. Occorre un tempo necessario,-   continua don Luca -questo tempo d’Avvento che si apre, un tempo spirituale, un tempo di grazia!

Il  volto di Dio sono in realtà i volti di Dio. Siamo noi quel volti. O, almeno, desideriamo noi esserlo.

Il volto di Gesù è credibile e affidabile per noi che siamo in cerca di un volto che ci guardi, che ci veda con amore prima ancora che noi possiamo contemplarlo. «Tenete fisso lo sguardo su Gesù, origine e compimento della nostra fede» (Eb 12,2).: il volto di Gesù, un volto da guardare, da ascoltare, da toccare, da mangiare. Non dobbiamo contemplare un idolo ma accogliere l’immagine, l’icona, il volto che Dio ci dona in Gesù Cristo, il volto che narra Dio. Sarà proprio questa la splendida verità che ci sarà svelata e che ascolteremo il giorno di Natale, a conclusione del tempo di Avvento, contenuta nello splendido e immenso prologo del Vangelo di Giovanni: «Dio nessuno lo ha mai visto: Lui, Gesù, il suo volto lo ha raccontato!» (Gv 1,18).

Il volto di Gesù racconta e mostra il vero volto del Padre e racconta a noi, mostrandolo, il vero volto dell’uomo”.

Con queste parole così profonde e intense il volto di Gesù viene svelato  e lo  contempliamo   nell’Eucaristia. Ognuno di noi ha incrociato lo sguardo del Signore e l’ha visto face to face.

In  questo clima di silenzio orante ognuno ha gustato l’essere cuore a cuore con il Signore.

Dopo la benedizione e il saluto del nostro Vescovo ogni giovane ha ricevuto in dono una  croce raffigurante  da una parte il volto  e dall’altra uno specchio.

Il tuo volto Signore  abbiamo cercato per trovare il nostro volto e quello degli altri.

Nicoletta Di Maria

Radio Maria arriva a Noto aprendo la nuova sede territoriale per la Sicilia sud orientale

Don Rosario Sultana e i collaboratori di Radio Maria

Radio Maria – la nota radio cattolica intitolata alla Madonna – approda a Noto, in provincia di Siracusa, quale prima sede territoriale della Sicilia Orientale: ciò si è realizzato grazie all’impegno di tanti volontari, ma soprattutto di Don Rosario Sultana – direttore della pastorale giovanile della diocesi di Noto – e di Massimiliano Casto, collaboratore oltre che di Radio Maria, di Avvenire, Tele Padre Pio e tante altre testate nazionali. Noto, sede novella, è una delle ventitre sedi presenti in tutta Italia, comprese le due sedi generali di Erba (CO) e Casciago (VA).L’avventura di Radio Maria ha avuto inizio nel gennaio del 1987, allorché si costituì l’Associazione Radio Maria, che rilevava l’omonima radio di dimensione parrocchiale. Da allora la crescita è stata vertiginosa: attualmente è diffusa nei cinque continenti e in 76 Paesi nel mondo. In Italia l’organizzazione ha seguito non solo l’utilizzo delle più moderne tecnologie atte alla diffusione radiofonica, ma si è fatta anche più capillare con il moltiplicarsi degli Studi Mobili che permettono la trasmissione delle messe dalle diocesi italiane. In questo senso le sedi di Radio Maria sono impegnate, e lo saranno sempre di più, a favorire l’adesione di nuovi volontari, che si dedicano alle attività di diffusione dell’emittente nazionale. L’apertura della nuova sede territoriale “Noto” di Radio Maria, la seconda in Sicilia dopo quella di Palermo, ha trovato ospitalità nel Parrocchia del Carmine, nel centro storico di Noto ed è stata già accolta con vistoso entusiasmo. Malgrado l’improvvisa pioggia di sabato pomeriggio (7 maggio 2016), alla cerimonia di inaugurazione della nuova sede ha preso parte tantissima gente, soprattutto affezionati ascoltatori. Il taglio del nastro è spettato a Monsignor Staglianò Vescovo di Noto che ha benedetto i locali, non mancando di augurare a tutti un buon lavoro. Mons. Staglianò durante l’inaugurazione della sede, è stato affiancato dal dott. Andrea Rottini, responsabile nazionale delle sedi territoriali e dei volontari di Radio Maria, da Don Rosario Sultana, Don Peppe Di Stefano e dal responsabile della sede territoriale “Noto” Massimiliano Casto. La scelta della sede territoriale di Radio Maria a Noto è stata caldamente voluta dal direttore della Radio – il famoso Padre Livio – in ragione della presenza del netino Massimiliano Casto in quanto conduttore di ben 2 programmi radiofonici, “Fisco e Famiglia”, che va in onda il giovedì già da oltre due anni ed “Attualità Ecclesiali”, in onda il sabato sera. La sede territoriale, oltre che punto di riferimento dello Studio Mobile delle diocesi di Noto, Siracusa e Ragusa per i collegamenti di preghiera dalle parrocchie delle tre diocesi, sarà luogo d’incontro per gli ascoltatori, sostenitori ed amici, luogo in cui reperire informazioni e materiale, programmi, palinsesto e locandine di Radio Maria. Sarà anche punto d’incontro per volontari e formichine della zona, che potranno ritirare il materiale promozionale da distribuire nel loro quartiere o paese e luogo per riunioni tra responsabili e volontari.  Don Rosario Sultana

Il Vescovo Antonio invita i giovani a Noto il 30 aprile, per celebrare in Cattedrale il Giubileo della Misericordia

Il Vescovo Antonio, benedice i giovani

Il Vescovo Antonio, benedice i giovani

Carissimi Giovani,
domani 30 aprile vi aspetto tutti a Noto nella nostra Basilica Cattedrale alle ore 19,30 per celebrare con voi il Giubileo della Misericordia. Volevo ancora comunicare con voi per dirvi che un altra dimensione possibile non esiste per stare bene e in pace con noi stessi, se non lasciarsi ferire dall’Amore di Dio, dall’Amore per gli altri, dall’Amore coniugale, da quell’Amore eccentrico di un Cristo che perde la sua vita, per risorgere nella vita, di quanti lo accolgano dentro di sé. Solo in questa dimensione, l’Amore è a tempo indeterminato, scalda le nostre vite, lo sentiamo dentro fino in fondo, a donarci sollievo, identità, ricordo, respiro, speranza, attesa di meraviglie che ancora dovranno arrivare.
Se lo sperimentiamo, anche una sola volta, ci lasciamo cullare e maturare nel cuore. A questo punto, il cuore “può andare dove vuole”, perché di sicuro punterà verso l’alto, di un’amicizia onesta, di una fedeltà gioiosa, di una donazione senza condizioni, di una intensità affettiva senza misura e senza calcolo: insomma, in luoghi inesplorati e verso mete che non si sarebbero potute mai immaginare. L’amore, quando è amore, è sempre fantasioso, infinitamente, nella creazione di relazioni nelle quali la vita si rinnova e si apre alla meraviglia del non sentirsi soli e del sapere di essere creature amate. «L’amore – ha scritto Novalis in uno dei suoi Frammenti – è il fine ultimo della storia universale, l’amen dell’universo». Si! ha ragione quel monaco induista: “Colui che ama vive, colui che è egoista muore. Pertanto, ama senza condizioni, così come respiri per vivere, perché l’amore è l’unica legge della vita”. E allora è proprio belle venire a sapere che “Dio è amore”. Rientrato da Città del Messico con la benedizione di Nostra Signora di Guadalupe…stiamo tutti… bajo su manto y en su regazo…Vi abbraccio di cuore +donTonino

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