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Archivia per dicembre, 2016

Veglia di Avvento giovani: FACELOOK


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Facelook – voglio vedere il tuo volto.

Mostrami Signore il Tuo volto.

È con questo atteggiamento di ricerca che i giovani della diocesi di Noto si sono dati appuntamento sabato 26 novembre in cattedrale a Noto per pregare insieme ed iniziare il tempo di avvento.

La  cattedrale era  buia illuminata soltanto da una luce soffusa blu che inondava la navata centrale e che dalle colonne  saliva verso il cielo come preghiera. Chi arrivava pian piano viveva questa dimensione di abbraccio che ti portava verso una luce centrale sull’altare che illuminava in un gioco di specchi e candele due occhi profondi disegnati sul volto di Cristo.

Il percorso iniziava davanti alla porta della cattedrale dove ognuno si vedeva in modo  deforme, imperfetto davanti ad uno specchio opaco e poi raggiungeva il suo posto avvicinandosi verso il centro, verso quel volto che ognuno di noi cerca per potersi vedere e specchiare come in uno specchio e vedere finalmente se stesso, così come è senza alcuna maschera.

Il tuo volto Signore io cerco.

La veglia inizia su Facebook con un monologo triste di una giovane ragazza:  Diletta,   che  cerca il senso della sua vita.

Monologo che diventa dialogo quando Diletta accetta l’amicizia di Teo.

E’ Teo che la cerca, che l’ascolta che fa nascere in lei il desiderio di vederlo, di scorgere il suo volto di incontrare i suoi occhi.

È li che il dialogo virtuale diventa reale e  prende forma. Il Signore:  Teo le rivela il senso del vivere.

Ecco che a questo punto si inserisce la catechesi di Don Luca Saraceno, che incomincia a declinare tutti i verbi inglesi che può contenere la parola FACE. Lui ci dice:

“La parola inglese face, prima parte della parola ben più nota facebook, ha molteplici significati. Tra tutti due: volto, faccia, viso, ma insieme apparenza, maschera. Faccia e facciata insieme. Mi viene subito in mente la celebre frase del nostro conterraneo Pirandello: «Imparerai a tue spese che lungo il tuo cammino incontrerai ogni giorno milioni di maschere e pochissimi volti». Noi dobbiamo decidere se essere una faccia o una facciata! E per essere una facciata non serve che diventiamo ipocriti: basta solo voler vedere senza voler essere mai visti. Per essere una facciata basta solo nascondere la faccia. Se si vuole apparire diversi da come si è basta nascondersi!

Nook in inglese significa cantuccio, angolino: ecco noi non vogliamo avere ed essere un FACENOOK, avere ed essere cioè un volto rinchiuso in cantuccio o nascosto in un angolino, magari sotto terra.

FACEKOOK. La faccia dice dell’eccentricità, originalità (kook), parla del nostro essere esposti, proiettati verso l’altro da noi, verso ciò che ci sta davanti. Andare a viso scoperto, senza nascondimento! Ma il volto dice anche vulnerabilità. È il luogo più spirituale di noi, spazio di esposizione diretta e dunque anche di consegna, di nudità, di vulnerabilità. «Si può dire che il volto non è visto. Esso è ciò che non può diventare un contenuto afferrabile dal pensiero; è l’incontenibile, ti conduce al di là. Il volto è responsabilità per Altri: il volto dell’Altro entra nel nostro mondo; esso è una visitazione; è responsabilità: esso mi guarda e mi riguarda… si sottrae al possesso; Il volto dell’Altro mi coinvolge, mi pone in questione, mi rende immediatamente responsabile» (Emmanuel Levinas). Il volto è dunque anche mistero inafferrabile. È una domanda, mi coinvolge. Diventa responsabilità per me, un compito. Il volto dell’altro attende da me una risposta.

  • FACEBOOK: “il volto come un libro”. Gesù è un volto da leggere. E per far questo dobbiamo essere liberi come lui (libro in latino è reso con liber, che significa anche libero). Il volto di Gesù è così un volto disinvolto. Per questo occorre tempo, pazienza. Dimorare, restare, abitare, rimanere, essere con lui. Seguirlo. Perdere tempo. Essere come un libro aperto. «Il nostro volto è un libro in cui molti possono leggere, ma di cui solo Dio conosce il titolo» (Malcolm de Chazal).
  • Il volto di Gesù è un volto che si fa prendere, toccare. È un volto da toccare. FACETOOK (took, participio del verbo to take, preso). Gesù vive relazioni reali non virtuali: incontri da contatto.
  • Il volto di Gesù è un volto da ascoltare. FACEHOOK (hook significa uncino, gancio). L’ascolto è come un gancio che arpiona le parole e non le lascia andare via. Gesù ascolta e chiede di essere ascoltato volentieri.
  • Il volto di Gesù è un volto da gustare, da mangiare. E quindi da condividere. FACECOOK (to cook è verbo che traduce il verbo “cucinare”). «Chi mangia di me vivrà per me» (Gv 6,57).
  • Il volto di Gesù è un volto che si fa vedere: nei poveri, negli ultimi, nei sofferenti. FACELOOK. Look è insieme lo sguardo, l’occhiata e l’aspetto, lo stile e la bellezza.

Rifacciamoci il look, lo stile, rifacciamoci belli specchiandoci sul volto di Gesù.

Da Facebook a Facelook il passo non è breve. Occorre un tempo necessario,-   continua don Luca -questo tempo d’Avvento che si apre, un tempo spirituale, un tempo di grazia!

Il  volto di Dio sono in realtà i volti di Dio. Siamo noi quel volti. O, almeno, desideriamo noi esserlo.

Il volto di Gesù è credibile e affidabile per noi che siamo in cerca di un volto che ci guardi, che ci veda con amore prima ancora che noi possiamo contemplarlo. «Tenete fisso lo sguardo su Gesù, origine e compimento della nostra fede» (Eb 12,2).: il volto di Gesù, un volto da guardare, da ascoltare, da toccare, da mangiare. Non dobbiamo contemplare un idolo ma accogliere l’immagine, l’icona, il volto che Dio ci dona in Gesù Cristo, il volto che narra Dio. Sarà proprio questa la splendida verità che ci sarà svelata e che ascolteremo il giorno di Natale, a conclusione del tempo di Avvento, contenuta nello splendido e immenso prologo del Vangelo di Giovanni: «Dio nessuno lo ha mai visto: Lui, Gesù, il suo volto lo ha raccontato!» (Gv 1,18).

Il volto di Gesù racconta e mostra il vero volto del Padre e racconta a noi, mostrandolo, il vero volto dell’uomo”.

Con queste parole così profonde e intense il volto di Gesù viene svelato  e lo  contempliamo   nell’Eucaristia. Ognuno di noi ha incrociato lo sguardo del Signore e l’ha visto face to face.

In  questo clima di silenzio orante ognuno ha gustato l’essere cuore a cuore con il Signore.

Dopo la benedizione e il saluto del nostro Vescovo ogni giovane ha ricevuto in dono una  croce raffigurante  da una parte il volto  e dall’altra uno specchio.

Il tuo volto Signore  abbiamo cercato per trovare il nostro volto e quello degli altri.

Nicoletta Di Maria

RELAZIONE DON LUCA SARACENO: VEGLIA DI AVVENTO 2016

Facelook – «Mostraci il tuo volto e saremo salvi» (Sal 79)

Veglia diocesana giovani della Diocesi di Noto

Chiesa Cattedrale, 26 Novembre 2016

 

Cercatori di volti

Anche i due discepoli del Battista, come accade per Diletta, attraversano un momento di crisi, uno snodo, vogliono dare una svolta alla propria vita, cercano una direzione, una strada, un senso. Vogliono vederci chiaro. Uno dei due, scrive il Vangelo, si chiama Andrea mentre l’altro potrebbe essere il discepolo da Gesù amato. Dunque può essere Diletta o avere uno dei nostri nomi, dal momento che tutti noi siamo discepoli amati da Gesù. Entrambi cercano un volto che possa aiutarli a veder chiara la loro vita. Senza confusione o menzogna, paura né disordine. Cercano un volto che li possa vedere. Cercano un volto che possa restituire l’immagine del loro volto, quello che essi non vedono. Siamo cercatori di volti! Ecco cosa, chi siamo. Ecco come può essere definito il discepolo di Gesù: un cercatore di volti, un cercatore di Volto! «Che cercate?» Semplicemente un volto!

 

Il volto è visto!

Quando immaginiamo qualcuno, ricordiamo un amico, pensiamo a mamma e papà o a uno dei nostri cari nonni che non vivono fisicamente più accanto a noi, pensiamo ai loro volti. Il volto ci rappresenta, manifesta chi siamo. Riconosciamo le persone dai loro volti. Di contro quando non vogliamo parlare con qualcuno o abbiamo litigato, evitiamo di incrociare il suo volto. Nessuno di noi riesce a vedere il proprio volto: è sempre l’altro che ci vede e noi siamo i visti (l’italiano viso infatti è il participio perfetto del verbo latino video: visum, significa proprio visto!).

 

L’ambiguità di face

La parola inglese face, prima parte della parola ben più nota facebook, ha molteplici significati. Tra tutti due: volto, faccia, viso, ma insieme apparenza, maschera. Faccia e facciata insieme. Mi viene subito in mente la celebre frase del nostro conterraneo Pirandello: «Imparerai a tue spese che lungo il tuo cammino incontrerai ogni giorno milioni di maschere e pochissimi volti». Noi dobbiamo decidere se essere una faccia o una facciata! E per essere una facciata non serve che diventiamo ipocriti: basta solo voler vedere senza voler essere mai visti. Per essere una facciata basta solo nascondere la faccia. Se si vuole apparire diversi da come si è basta nascondersi! Nook in inglese significa cantuccio, angolino: ecco noi non vogliamo avere ed essere un FACENOOK, avere ed essere cioè un volto rinchiuso in cantuccio o nascosto in un angolino, magari sotto terra!

Il volto poi non è solo l’insieme delle parti che lo compongono, come il naso, la bocca, gli occhi, le orecchie, ma il volto parla, vede, sente, gusta, ascolta. Il volto è la sede di tutti i sensi: è il luogo più visibile. È la parte più esposta di noi. E il volto è uno spazio unico, originale. Il volto non si ripete. È un FACEKOOK. La faccia dice dell’eccentricità, originalità (kook), parla del nostro essere esposti, proiettati verso l’altro da noi, verso ciò che ci sta davanti. Andare a viso scoperto, senza nascondimento! Ma il volto dice anche vulnerabilità. È il luogo più spirituale di noi, spazio di esposizione diretta e dunque anche di consegna, di nudità, di vulnerabilità. «Si può dire che il volto non è visto. Esso è ciò che non può diventare un contenuto afferrabile dal pensiero; è l’incontenibile, ti conduce al di là. Il volto è responsabilità per Altri: il volto dell’Altro entra nel nostro mondo; esso è una visitazione; è responsabilità: esso mi guarda e mi riguarda… si sottrae al possesso; Il volto dell’Altro mi coinvolge, mi pone in questione, mi rende immediatamente responsabile» (Emmanuel Levinas). Il volto è dunque anche mistero inafferrabile. È una domanda, mi coinvolge. Diventa responsabilità per me, un compito. Il volto dell’altro attende da me una risposta.

 

Volto che non si volge

I due discepoli seguono quell’uomo che il loro maestro, il Battista, aveva loro indicato come l’Agnello di Dio, come Colui che salva perdonando il peccato. Seguono una domanda, la più decisiva della loro storia. Ne restano affascinati, coinvolti. Lo seguono e dimorano nello spazio interrogativo della domanda. E ad un certo punto accade l’impensabile: Lui si volta! Inaudito perché mai in tutto l’Antico Testamento il Dio di Israele si era voltato. Era il desiderio di Mosè, dei profeti, la preghiera insistente presente nei Salmi: «Mostrami il tuo volto» (Es 33,18). Ma mai Dio aveva mostrato la gloria del suo volto: il suo volto non si era mai volto! Il suo era un volto che non si volgeva. Mosè di Dio è chiamato a vedere solo le sue spalle (Es 33,20-23: posteriora Dei).

 

Volto rivolto, coinvolto, avvolto e disinvolto

E ora in Gesù accade quello che tutti speravano: vedere il volto di Dio. Gesù mostra il suo volto. Un volto rivolto: questo è l’inizio della grazia e del cambiamento. Dio si mostra, mostra il suo volto, Dio chiama e perdona mostrando il suo volto. Dio si fa vedere, non si nasconde. Dio ci mette la faccia! Il suo così è anche un volto coinvolto con i nostri nomi e i nostri volti. Dentro le nostre storie.

Ma per vedere il suo volto dobbiamo capire cosa veramente stiamo cercando, chi cerchiamo. Ed essere disposti a seguirlo, partire, per vedere dove Dio sta di casa. Il volto di Gesù sempre ci porrà questa domanda: Che cercate?

Gesù è il volto di Dio, «il volto della misericordia del Padre» (papa Francesco). Il suo è un volto avvolto interamente, impregnato della misericordia del Padre.

 

Al posto della lettera B di Facebook…

Chi tra noi non vorrebbe oggi vedere il volto di Gesù, come è accaduto per quegli uomini e donne che hanno sperimentato la grazia e la gioia di incontrarlo? Proviamoci anche noi, con un breve itinerario.

  • FACEBOOK: permettetemi di tradurre con “il volto come un libro”. Gesù è un volto da leggere. E per far questo dobbiamo essere liberi come lui (libro in latino è reso con liber, che significa anche libero). Il volto di Gesù è così un volto disinvolto. Per questo occorre tempo, pazienza. Dimorare, restare, abitare, rimanere, essere con lui. Seguirlo. Perdere tempo. Essere come un libro aperto. «Il nostro volto è un libro in cui molti possono leggere, ma di cui solo Dio conosce il titolo» (Malcolm de Chazal).
  • Il volto di Gesù è un volto che si fa prendere, toccare. È un volto da toccare. FACETOOK (took, participio del verbo to take, preso). Gesù vive relazioni reali non virtuali: incontri da contatto.
  • Il volto di Gesù è un volto da ascoltare. FACEHOOK (hook significa uncino, gancio). L’ascolto è come un gancio che arpiona le parole e non le lascia andare via. Gesù ascolta e chiede di essere ascoltato volentieri.
  • Il volto di Gesù è un volto da gustare, da mangiare. E quindi da condividere. FACECOOK (to cook è verbo che traduce il verbo “cucinare”). «Chi mangia di me vivrà per me» (Gv 6,57).
  • Il volto di Gesù è un volto che si fa vedere: nei poveri, negli ultimi, nei sofferenti. FACELOOK. Look è insieme lo sguardo, l’occhiata e l’aspetto, lo stile e la bellezza.

Rifacciamoci il look, lo stile, rifacciamoci belli specchiandoci sul volto di Gesù.

 

I volti di Dio (si e ci) raccontano

Da Facebook a Facelook il passo non è breve. Occorre un tempo necessario, questo tempo d’Avvento che si apre, un tempo spirituale, un tempo di grazia!

La Parola si fa vedere, ti vede e chiede a te di essere un suo volto. Fatti vedere, non nasconderti! «E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore» (2Cor 3,18). Il volto è parola che in ebraico è declinato al plurale: il volto di Dio sono in realtà i volti di Dio. Siamo noi quel volti. O, almeno, desideriamo noi esserlo.

Il volto di Gesù è credibile e affidabile per noi che siamo in cerca di un volto che ci guardi, che ci veda con amore prima ancora che noi possiamo contemplarlo. «Tenete fisso lo sguardo su Gesù, origine e compimento della nostra fede» (Eb 12,2): il volto di Gesù, un volto da guardare, da ascoltare, da toccare, da mangiare. Il grande errore che possiamo commettere è di non ricevere questo volto dai Vangeli ma di fabbricarlo noi a nostra immagine e somiglianza, proiettando su Gesù le immagini che ci sono più care. Non dobbiamo contemplare un idolo ma accogliere l’immagine, l’icona, il volto che Dio ci dona in Gesù Cristo, il volto che narra Dio. Sarà proprio questa la splendida verità che ci sarà svelata e che ascolteremo il giorno di Natale, a conclusione del tempo di Avvento, contenuta nello splendido e immenso prologo del Vangelo di Giovanni: «Dio nessuno lo ha mai visto: Lui, Gesù, il suo volto lo ha raccontato!» (Gv 1,18).

Il volto di Gesù racconta e mostra il vero volto del Padre e racconta a noi, mostrandolo, il vero volto dell’uomo.

 

 

don Luca Saraceno

 

 

Scarica file in  PDF : veglia-giovani-noto-26-novembre-2016-don-luca-saraceno

 

 

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